Concerto 27 settembre a Palazzo Cornoldi - Venezia
di Leonardo Ripa - “Come è triste Venezia” cantava Charles Aznavour nella sua bellissima e struggente canzone tanti anni fa. Come è stata bella invece Venezia, per noi del Circolo della Lirica di Padova, domenica 27 Settembre, complice anche una giornata di sole e una temperatura frizzantina, ideale per una bella passeggiata.  La giornata è iniziata con una visita guidata al Ghetto ebraico, (un mondo sconosciuto ai più) nonostante una convivenza quotidiana),  alla scoperta dei diversi templi ebraici; diversi perché tante sono le etnie religiose, (ebraismo-askenaziti, sefarditi, levantini ecc.), diverse nei riti e nei costumi. Mettere ordine alle tante cose ascoltate da una preparatissima e brava guida, Roberta Favia, riesce difficile per chi scrive, ma provo a stilare una breve, non certo esauriente, sintesi delle informazioni sulla cultura religiosa ebraica. Le sinagoghe, o "scole", del Ghetto veneziano vennero costruite, tra la prima metà del 1500 e la metà del

1600 dai vari gruppi etnici; sorsero così le Scole ashkenazite Tedesca e Canton, la Scola Italiana, le Scole sefardite Levantina e Spagnola. Rimaste intatte nel tempo, malgrado alcuni interventi posteriori, queste sinagoghe testimoniano il valore del ghetto di Venezia, le cui altissime case, divise in piani più bassi della norma, dimostrano quanto fosse aumentata attraverso gli anni la densità della popolazione.
A Venezia vi erano ben nove sinagoghe, al servizio delle tre 'nazioni' compresenti, approdate in città nel corso dei secoli, a mano a mano che gli ebrei venivano espulsi dalle terre d'origine. Singolare è il fatto che nel glossario cittadino al termine 'sinagoga' si sia preferito quello di 'scuola', coniato in origine per gli edifici di culto delle confraternite cristiane. Nel Campo del Ghetto Nuovo, abbiamo visitato le tre sinagoghe superstiti, fondate nel 500, celate dietro facciate di edifici preesistenti: la Scuola Grande Tedesca, la Scuola del Canton e la Scuola Italiana. Al centro del Ghetto Vecchio, se ne trovano altre due, la Scuola Levantina e la Scuola Spagnola, di analoga fondazione ma riprese con un certo sfarzo architettonico nel Seicento. Il 1938, anno di promulgazione delle leggi razziali fasciste, vide gli ebrei privati dei diritti civili e l'inizio delle persecuzioni nazi-fasciste che a Venezia portarono alla deportazione di 246 ebrei veneziani: di questi solo 8 fecero ritorno dai campi di sterminio. Quello che fu il primo Ghetto d'Europa è oggi un vivo e frequentato rione della città dove permangono tuttora le istituzioni religiose e amministrative ebraiche e cinque sinagoghe. Usciti da questo mondo poco noto, il nostro nutrito gruppo si è diretto a Palazzo Cornoldi, sede del Circolo Unificato dell’Esercito dove ci attendeva un pranzo gustosissimo. A questo punto, si è creata tra i presenti una vera e propria “diaspora”: i camminatori, tra cui, piace ricordarlo, il vostro cronista, sono andati a piedi (quaranta minuti con passo svelto, non quello del pensionato!) e gli “ortodossi” che hanno rigorosamente scelto il mezzo pubblico (vaporetto); alla fine i camminatori hanno avuto la meglio! Al termine di una riuscitissima giornata veneziana non poteva, infatti, mancare  un’adeguata conclusione in musica. 
Così è stato grazie ad uno speciale intrattenimento allestito dal nostro direttore artistico, il regista Marco Bellussi, e interamente incentrato sul tema della città lagunare. 
Una prima parte della piece  musicale e' stata infatti dedicata alle canzoni da battello del XVIII secolo ben interpretate dal soprano Sara Bino la quale, in un garbato gioco di veloci cambi d'abito, ha saputo conquistare l'attenzione ed il favore del pubblico. Non poteva mancare in questo contesto La Biondina in gondoeta in cui si sono esibiti con esiti promettenti di figuranti, nientepopodimeno che Presidente, Vicepresidente e il direttore artistico del Circolo della Lirica scatenando l’entusiasmo dei presenti. Nella seconda parte è invece stata rappresentata la deliziosa cantata scenica La regata veneziana di Gioacchino Rossini. L'autore pesarese era, infatti, molto legato a Venezia, tanto da dedicarle questo breve componimento che la voce del soprano Sara Bino ha saputo restituire in tutta la sua freschezza e vivacità.
Al pianoforte Alice  Farnea ha accompagnato con garbo e ironia i gorgheggi del soprano. Sinceri e lunghi applausi hanno testimoniato il pieno successo di un pomeriggio musicale autenticamente veneziano. Usciti dal circolo per il rientro a casa, Venezia si è offerta incantevole alla nostra vista, nella luce eburnea di un pomeriggio di fine estate.
Bellissima l’immagine della laguna e, sullo sfondo, l’isola di San Giorgio! Musica per gli occhi dopo quella per le orecchie. E’ scattato in molti di noi un riflesso condizionato: ma perché non tornarci visto che abbiamo un simile gioiello a a portata di mano!  La Direzione è avvisata e, mi pare, sia già trapelato qualche assenso: dunque, ciao Venezia e … a presto!!!

portata di mano? La Direzione è avvisata e, mi pare, sia già trapelato qualche assenso: dunque, ciao Venezia e …  a presto!!!

 

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