Gianfranco Danieletto è direttore artistico onorario
Dedicare la propria vita alla passione della musica 
Racconto senza vanità di desideri e risultati di un musicista senza pretese di Gianfranco  Danieletto

Accogliendo la gentile richiesta di raccontare la mia vita artistica nelle varie fasi vi parlerò della passione e dei risultati che dall’età di quindici anni ho cercato di realizzare. Fin da giovanissimo, un caro amico mi conquistò alle melodie e alle emozioni che coinvolgono l’appassionato di lirica, ma vivendo in tempi economicamente difficili dovetti aspettare il mio primo stipendio per farmi udire da un’insegnante e, mentendo ai miei con la bugia di voler iniziare lo studio del violino nel 1956 mi feci ascoltare dalla mia amata maestra Jone Palma Bagaggiolo allora molto nota a Padova anche perché la sua professione era quella di rieducare le voci dopo gli interventi alle corde vocali presso l’Università di Padova.

 

Fu così che cominciai ad apprendere l’arte del canto. E dopo un anno e mezzo di continuo studio, nel 1958, eseguii il mio primo concerto a Badia Polesine seguito da varie esecuzioni al seguito delle varie corali locali e soprattutto dell’orchestra e coro A. Boito diretti dal M° Ruggero Bon. Per completare gli studi mi iscrissi al Conservatorio A. Buzzolla di Adria sotto il M° Tincani con il quale mi diplomai e nel Teatro di quella città partecipai al mio primo concorso risultando primo tra i tenori, ricevendo a fine concerto i complimenti di G. Giacomini che aveva vinto lo stesso concorso l’anno prima. Altro concorso a cui partecipai fu della RAI per una trasmissione televisiva dove Gino Bechi mi selezionò per l’audizione finale a Milano ma tutto si concluse con l’assegnazione del ruolo a Renato Bruson che durante le audizioni era in America. Purtroppo quello era l’andazzo dei concorsi in quel periodo.Nel frattempo in casa Palma conobbi il M° Bruno Pasut, massima autorità nella polifonia in Italia. Con lui iniziai una nuova attività canora e  assieme ad  altri sette artisti fondammo, nel 1962, l’ “Ottetto Polifonico Patavino”  che ci portò a esibirci in tante tournée attraverso  varie città italiane e soprattutto europee, come Innsbruck, Budapest, Parigi, Salisburgo, Vienna, ricevendo consensi e apprezzamenti, anche perché rappresentavamo l’Italia in un repertorio del 5-6 e ‘700 nella forma e nello stile delle sue origini.

Il repertorio comprendeva brani dei massimi autori della polifonia arrivando a R. Schumann con i Zigeunerleben e J. Brahms con i Liebesliederwalzer  Cosi tra un concerto e l’altro rinunciai al repertorio lirico rimanendo nel limbo dei cantanti che raccolgono un sincero applauso, ma non assurgono alle estreme vette della notorietà. Uno dei concerti più insoliti lo tenemmo nel 1979 alla “Fenice” di Venezia diretti dal M° Ettore Gracis con brani di Giovanni Gabrielli, con il grande coro sul palco principale e noi nel palco d’onore a far da controcanto. Nel repertorio lirico vissi nel 1974  un altro episodio singolare; la composizione originale di un’opera lirica  scritta da una musicista padovana, Dora Franco, “Consuelo”, che eseguii in forma di concerto nello studio teologico della basilica del Santo.

Altra esperienza fu la fondazione dei “Nuovi Lirici” assieme a tre validi cantanti con i quali, di volta in volta, costruivamo un palco improvvisato esibendoci, dopo un’adeguata presentazione, con le vesti del personaggio che interpretavamo. Di quei due  periodi mi sono rimasti una diecina di CD con delle incisioni occasionali intitolate “Mi par d’udire ancora”.  Proseguendo nel mio impegno artistico mi ritrovai a fondare nel 1984, a Vigonza, due associazioni musicali: una classica e una lirica, producendo  vari concerti e una diecina di opere: Cavalleria e Pagliacci, Il Trovatore, La Traviata, Rigoletto, Tosca, Madama Butterfly, Norma.  E in seguito, Lucia di Lammemoor ed Elisir d’amore in cui mancava solo l’orchestra. Altra realizzazione di quel periodo fu un concorso nazionale di composizione lirica che ebbe solo tre edizioni per la ottusità dei politici locali proprio mentre stava riscuotendo successo, con concorrenti che arrivavano perfino dalla lontana Sicilia. A causa della mancanza di attività nella vicina Padova, attirò la mia attenzione il Circolo della Lirica e, quando esso fu quasi sul punto di spegnersi, accettai di trasferirvi  l’esperienza accumulata e il grande entusiasmo, continuando così l’attività di organizzatore. Con l’allora Presidente partecipammo alla rinascita della lirica a Padova curando soprattutto il concorso lirico internazionale “Iris Adami Corradetti”. Mentre ciò accadeva, con la preziosa collaborazione del Direttivo, continuavo a organizzare altri spettacoli (utilizzando per la prima volta il suggestivo “Bastione Alicorno”) tra cui: Rigoletto. Mefistofele. Andrea Chenier. Cavalleria e ancora Tosca e Carmen. Di tanto lavoro mi restano gli appunti per le regie e le sceneggiature. Altro materiale rimasto sono due libretti di scena e un breve trattato di canto. Con l’apprendimento dell’uso del computer e con il prezioso aiuto di un socio, della Presidente e del musicologo Paolo Padoan incominciammo la diffusione di un giornalino sociale molto seguito dagli interessati perché era l’unica pubblicazione di questo genere in una città dalla lunga tradizione lirica, come Padova. Altra opera non di poco conto fu la realizzazione in digitale della lunga e laboriosa ricerca relativa alle rappresentazioni liriche succedutesi dal 1751 a oggi, presso il Teatro Nuovo, successivamente Verdi, con centinaia di relativi interpreti. Assieme ad altri componenti del direttivo e con la collaborazione del caro amico Paolo Padoan producemmo una video cassetta e una targa muraria sul tenore concittadino Giovanni  Malipiero su cui appare, in una intervista, tra gli altri, la celebre Iris Adami Corradetti. Dalla descrizione di tanto impegno si deduce che una carriera non si realizza solo sul palcoscenico, ma anche attraverso vari aspetti culturali e quando ricevo il saluto dei soci più anziani (non posso pretenderlo dai giovani che appena mi conoscono) vedo nei loro occhi un sincero apprezzamento che mi gratifica pienamente dimostrando che “chi semina, prima o dopo,  raccoglie i frutti”.

 

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