Uno spettacolo di Sandro Cappelletto sul tragico destino delle eroine del compositore lucchese

Cronaca dei "femminicidi" pucciniani di Athos Tromboni, presidente nazionale dell' U.N.C.A.L.M. (Unione Nazionale Circoli e Associazioni Liriche e Musicali) e direttore del giornale Gli Amici della Musica http://www.gliamicidellamusica.net

PADOVA - Sandro Cappelletto è ottimo  musicologo  e conduttore di  trasmissioni  radiofoniche,  ma si rivela anche sorprendente divulgatore e drammaturgo quando, preso a carico Johann Sebastian Bach o Giuseppe Verdi, Richard Wagner o Giacomo Puccini, adopera la propria fervida fantasia per delle pieces teatrali o dei dialoghi con musica dove le note e l'esecuzione hanno un valore determinante e le parole  non  sono, però, dammeno. Abbiamo  seguito  a Padova, nel  piccolo  teatro "Don Bosco", il  suo spettacolo Ho  dovuto  ucciderle (quasi) tutte: Giacomo Puccini racconta le sue dive organizzato  del Circolo della Lirica patavino. 
Assieme a lui, come spalla di lusso, era l'attore Elio Pandolfi (87 anni portati con  una lucidità e una vitalità straordinarie) che assumeva il  ruolo di voce recitante. La musica era affidata al soprano Maria Irene Patta e al tenore Claudio di Segni, con l'accompagnamento pianistico di Marco Scolastra. Lo spettacolo, con  una formula semplice e divulgativa, affrontava una per una le principali opere del Maestro lucchese e dimostrava, fra le righe, che quando un libretto d'opera è scritto bene, la parola può  reggere da sola, essere cioè vera poesia.I meriti vanno alle
indubbie capacità declamatorie di Pandolfi, artista che sa quanto l'accentazione,  il  piano  e pianissimo,  il  forte  e mezzoforte,  il  rallentando  e accelerando  nella  recitazione,  hanno lo stesso scopo (e lo stesso effetto) che nel canto.
Qui Maria Irene Patta e Claudio Di Segni si sono impegnati al massimo (fra l'altro il tenore era fortemente raffreddato, ma non è stato comunicato al pubblico, lo abbiamo saputo quando siamo andati a salutarlo dietro le quinte), non  limitandosi al canto ma adottando anche quella gestualità che rende gradita la teatralizzazione della mimica in spettacoli cosiddetti semi-staged . Ecco  allora l'aria Sì mi chiamano Mimì da "La bohème" e il duetto Cavaradossi-Tosca (Mario! Mario!... Perché chiuso?), l'aria E lucevan  le  stelle , sempre dalla  "Tosca" e Sola perduta abbandonata dalla  "Manon  Lescaut", Un bel  dì vedremo e Addio fiorito asil  dalla "Madama Butterfly" e Tu che di gel sei cinta  dalla "Turandot", tutte esecuzioni accolte con  calore dal pubblico patavino.  I pezzi  strumentali,  eseguiti  da Scolastra  nella  riduzione  per pianoforte  (il Piccolo valzer che Puccini  utilizzò  poi come Valzer di Musetta in "Bohème, l' Intermezzo della "Manon Lescaut", il Coro  a bocca chiusa della "Butterfly") hanno avuto le stese accoglienze calorose del canto, per quella capacità interpretativa del pianista che ha confermato le sue doti non  solo di accompagnatore ma anche di solista. Lo spettacolo si è chiuso fra gli applausi e la richiesta di bis (concessi) con  Pandolfi che si offriva ulteriormente, raccontando un divertente aneddoto personale, secondo cui lui ama tanto l'opera "Tosca" che ha imparato a memoria non  solo i  versi delle arie, ma anche quelli del Sagrestano di Sant'Andrea della Valle. La serata  si è conclusa in letizia con la cena sociale, dove erano graditi ospiti gli artisti. Il piccolo teatro era gremito di pubblico, a dimostrazione dell'amore di quella città per l'opera lirica e - in questo caso - per Puccini; la  presidente  del  club  lirico, Nicoletta  Scalzotto, manifestava  la  propria  soddisfazione  per l'esito della serata che si è chiusa con  pieno successo.  Dunque ecco il  musicologo-drammaturgo alle prese con  i  "femminicidi" pucciniani, farina del suo sacco, certo, ma il  materiale di partenza lo fornivano le eroine delle opere, i  Cavaradossi, i  Des Grieux e i Pinkerton: da qui  la  realizzazione  di  uno  spettacolo  dove si  susseguivano  momenti  commoventi, richiamati  dalle arie e dai duetti, e momenti ironici (quando non addirittura buffi) insiti nella lettura dei libretti o del testo di Cappelletto.

 

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