Addio a Giulietta Simionato
Giulietta Simionato ospite del Circolo della Lirica di Padova nel 1998
«Se io non esco da me stessa per avvicinarmi il più possibile al fantasma creato dal musicista nessuno mi crederà. Il pubblico vedrà semplicemente Giulietta, là dove dovrebbe vedere Orfeo, Amneris, Carmen, Adalgisa. Per quel che mi riguarda, al momento giusto, tre cose scattano: cervello, voce e cuore. 
Le creature che sono chiamata a interpretare risultano così radiocomandate in ogni momento».
Una ricetta semplicissima, ma difficile da eseguire.  A pochi giorni dal suo centesimo compleanno (che sarebbe caduto il 12 maggio) il mezzosoprano Giulietta Simionato, nativa di Forlì, ma di padre veneto e di madre sarda, ci ha lasciato il 5 maggio scorso nella sua abitazione di Roma, dove da alcuni anni si era trasferita.  Assurta alla celebrità  dopo una lunga e ingiusta gavetta, durante la quale sostenne diversi ruoli minori come comprimaria presso il Teatro alla Scala, poté  debuttare  in un ruolo di primaria importanza solo a 37 anni come protagonista di Mignon  di Thomas. Da allora la carriera conobbe solo trionfi nei più famosi teatri del mondo, accanto ai celebri colleghi del suo tempo che si chiamavano Gigli, Callas, Tebaldi, Del Monaco, Di Stefano, Siepi, Bergonzi, Rossi Lemeni ecc. con un repertorio di oltre 60 opere, sotto la direzione di altrettanti importanti bacchette a cominciare da Toscanini, Votto, Serafin, Gavazzeni, Giulini, ecc.
di Paolo Padoan 
 
Dal 1947 al 1966 fu soprattutto Adalgisa, Eboli, Santuzza, Amneris, Cenerentola, Preziosilla, Rosina, Ulrica, Azucena, Leonora della Favorita, Carmen: i ruoli cioè più noti della corda mezzosopranile, ma non disdegnò i personaggi donizettiani e mozartiani. Celebre la sua partecipazione nel 1957 alla Scala quale Giovanna di Seymour nell’Anna Bolena accanto alla Callas e, per quel che riguarda Mozart, proprio con una sua opera volle dare l’addio alle scene, precisamente con il ruolo di Servilia de’ La clemenza di Tito,  presso la Piccola Scala, nel gennaio del 1966.  Artista versatile,  si impose in particolare per l’espressività intensa, la  dolcezza e  morbidezza del timbro, l’espansione quasi sopranile (storica la sua interpretazione del personaggio di Valentina nei riesumati  Ugonotti alla Scala nel 1962 accanto a Corelli), l’accento nitido e la facoltà di aderire pure al canto fiorito. 
Ebbe il privilegio di cantare  in un’epoca i cui l’opera era veramente apprezzata,  sostenuta e considerata vero altissimo patrimonio culturale italiano. Un po’ “movimentata” la sua vita privata.  Divorziò presto dal primo marito   (il violinista Renato Carenzio) per sposare il celebre prof. Cesare Frugoni, più anziano di lei e, successivamente, alla morte del medico, il produttore farmaceutico De Angelis.  Dopo il ritiro dalle scene si dedicò all’insegnamento e alla partecipazione nelle giurie di canto. Donna gioviale, sempre attenta al trucco e all’abbigliamento, dall’aspetto giovanile (al bere molta acqua attribuiva il candore della sua pelle liscia del volto), fu ospite del nostro Circolo il 22 novembre del 1998 in occasione della presentazione del volume “Giulietta Simionato – Come Cenerentola divenne regina” di Jean-Jacques Hanine Roussel. 
A quell’incontro partecipò pure il tenore Pier Miranda Ferraro, mentre il mezzosoprano Adriana Cicogna, interpretò un’intensa pagina di Massenet.  
[n.d.r.] Fu una giornata di grande intensità emotiva, come solo una grande donna può creare, che culminò con un ricordo accorato e pieno d’amore e di rimpianto per il marito, prof. Frugoni. Tutti avevamo il fazzoletto in mano e tra le lacrime per un suo recentissimo lutto il mezzo soprano Adriana Cicogna offrì un pezzo alla sua illustre collega. Bella, elegante con l’immancabile cappello e il sorriso accattivante prese tutti, ma prese anche lei tanto che il giorno dopo mi scrisse queste parole “23 mattina, grata per la giornata di ieri. Non la dimenticherò facilmente!.......Ringrazio tutti indistintamente…… Sulle ali dorate della Musica giunga il mio pensiero affettuosamente augurale”. 


 

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