Circolo della lirica
150 anni Unità d'Italia _ 17 marzo 2011
bandiera_15_anni

AMATE LA PATRIA

La patria è la fede nella patria.Dio che creandola sorrise sovr’essa, le assegnò per confine le due più sublimi cose ch’ei ponesse in Europa, simboli dell’eterna forza e dell’eterno moto, l’Alpi e il mare.
Dalla cerchia immensa dell’Alpi, simile alla colonna di vertebre che costituisce l’unità della forma umana, scende una catena mirabile di continue giogaie che si stende sin dove il mare la bagna e più oltre nella divelta Sicilia.E
il mare la ricinge quasi d’abbraccio amoroso ovunque l’Alpi non la ricingono: quel mare che i padri dei padri chiamarono Mare Nostro.
E come gemme cadute dal suo diadema stanno disseminate intorno ad essa in quel mare Corsica, Sardegna, Sicilia, ed altre minori isole dove natura di suolo e ossatura di monti e lingua e palpito d’anime parlan d’Italia.

                                                                                                                                                                            Giuseppe Mazzini

 

 
L’Opera Lirica al cinema

mappaL’opera al cinema sta decisamente diffondendosi , anzi, e ne è un esempio il Dal Verme di Milano, anche dai teatri si inizia a pensare di collegarsi dove l’opera vada in scena. Buonissima cosa anche perché se all’inizio le riprese non erano buone, l’audio lasciava a desiderare, la risposta del pubblico era scarsa, ora i cinema fanno il tutto esaurito e addirittura, almeno a Padova, si propongono abbonamenti con posto numerato per un certo numero di serate. Se il fenomeno si diffonde vuol dire che l’interesse c’è e la cosa non può che far piacere a chi si adopera perché l’amore per la lirica si mantenga vivo; esiste solo un pericolo e non da poco: al cinema assisti a un’opera trasmessa da un gran teatro alla modica cifra di 10-15 Euro, chi ci rinuncia, se non chi non sopporta un certo tipo di spettacolo? Sabbiamo bene, però, che se si vuole godere un momento culturale più aderente allo spirito del teatro e cioè partecipazione emotiva con gli Artisti e coinvolgimento dello spettatore con la rappresentazione, questo al cinema non può esserci perché manca l’”effetto presenza” e non lo può conoscere chi non l’abbia provato e goduto almeno una volta. Ebbene, di contro, se si vuole provare questa emozione ci si trova di fronte a: prezzi troppo elevati, difficoltà nelle prenotazioni, diritti di prenotazione a costi altissimi, pagamenti anticipati di mesi con grave rischio per le associazioni che vogliano agevolare i soci, ma non abbiano la disponibilità finanziaria per affrontare anticipazioni di migliaia di Euro. E non è poco!! Faccio un esempio: per andare ad assistere a uno spettacolo alla Scala di Milano (diritto di prenotazione incluso e posto in platea primo settore) 224€ a testa, se si è in due tra viaggio, eventuale pernottamento e comunque cena non si spende meno di circa 1000€. Si dice “almeno una volta nelle vita!”. É vero, ma bisogna averli e poi a teatro non si va una sola volta nella vita, anzi se ci vai e provi l’emozione ci vuoi tornare il più presto possibile.

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Prospettive…. per questo anno 2011
Concerto di Capodanno alla Fenice: si inizia l’anno già con i presupposti di un periodo di lotte e di incertezze per il futuro della cultura in genere e della musica in particolare. Cosa sarà del nostro patrimonio culturale che ci assegna il primato nel mondo? Forse ci assegneranno il premio per un altro primato, quello dell’indifferenza verso ciò che di più sacro esiste nella vita di un uomo o, di più, di una Nazione, e cioè le proprie origini, il proprio passato in cui i nostri Padri hanno operato per lasciarci una eredità. Ci accingiamo a festeggiare, giustamente, i centocinquanta anni dell’Unità d’Italia, ma ci dimentichiamo che erano anche quelli di Giuseppe Verdi e della sua partecipazione emotiva e culturale verso le vicende che condussero al fatidico 1861.
 
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Rigoletto al Teatro Verdi di Padova
Con una bella e particolare edizione del Rigoletto, è terminata la stagione lirica di Padova.
Dopo il successo della Carmen nell’ottobre scorso, il 23, 27 e 29 dicembre, al teatro Verdi è andato in scena il capolavoro verdiano che grazie a un degno cast vocale, un’attenta direzione orchestrale e un originale allestimento, ha saputo, ancora una volta, stupire e accattivare il numeroso pubblico intervenuto in questo scorcio di fine 2010. 
Il Rigoletto pone fine alla trilogia popolare verdiana realizzata dalla Collaborazione tra i Comuni di Padova e Rovigo dopo La Traviata del 2008 e de Il Trovatore del 2009 e questa edizione, grazie al suo  intrinseco allestimento, conferma ancora una volta che nell’opera si può osare, si possono in parte abbandonare i classicismi, si può offrire un prodotto diverso, purché nel contempo queste novità siano capaci di mantenere coerenze logiche e non sopraffare i protagonisti canto e musica.
Come è avvenuto per l’originale, apprezzatissima Aida di Hugo de Hana, così, a mio avviso, la regia, le scene, i costumi, le coreografie e le luci di Stefano Poda in questo Rigoletto hanno stupito e meravigliato lo spettatore più attento. Anche quest’anno il Teatro Verdi ha osato e con successo.
L’apprezzato, bravissimo, visionario regista trentino ha desiderato “purificare lo sguardo dello spettatore offrendogli la forza motivazionale ed anche la spinta creativa su cui egli stesso possa lavorare con libertà, riscattandosi dal condizionamento di un’interpretazione imposta”. Su di un palcoscenico concentrico suddiviso in quattro parti, in un’alternanza rappresentativa dalle connotazioni forti, il nero e il bianco, la corruzione e la purezza, il disprezzo del vincente e la sofferenza del vinto hanno dato vita a un’originale realizzazione scenica comprendente posizioni statiche e movimenti lenti delle masse corali e arricchita da luci ed effetti da film.
di Paolo Lerro 
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Il Concorso “Iris Adami Corradetti” 2010 …il giorno dopo

 Il Direttivo con Laura MacrìOgni anno, quando sta per iniziare il concorso, si entra in fibrillazione; ci si domanda se ci saranno sufficienti iscritti, se la commissione sarà tutta presente, se ci saranno contestazioni per chissà quale ragione, se, insomma, si arriverà alla fine senza intoppi e senza disguidi. Poi, durante lo svolgimento, qualche problemino sorge sempre, ma per fortuna mai situazioni tali da non essere superabili col buon senso e, ormai, con l’esperienza acquisita. Si giunge così alla serata finale, la gran festa in teatro, l’agitazione dei concorrenti che vedono il traguardo vicino, ma la competizione è dura perché la qualità è tanta e i premi sono solo tre, più le più borse di studio meno consistenti anche se sempre ambite.
Il presentatore è brillante e intrattiene il pubblico, ma la febbre dietro le quinte sale e l’agitazione coinvolge tutti al punto che, dopo la proclamazione dei vincitori e i brevi commenti di rito, i fiori per la presidente della commissione non vengono quasi mai offerti pubblicamente perché miseramente dimenticati su un tavolino, fra la confusione generale.
È bella però quella confusione ...

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